GIUDIZIO DEL CRITICO D'ARTE OLINDO MALVISI
La verità non ha una faccia, esiste nei lampi illuminanti del profondo siti nell’io che sa di non appartenere all’inganno. Questa premessa potrebbe sembrare il disegno perfetto di un uomo ma non lo è. È un assioma che si potrebbe applicare anche all’arte; ma l’arte è una verità diversa? Questa è la domanda che dovrebbe tormentare chi si cimenta in questa difficile disciplina. Che cosa colpisce, principalmente, nei quadri di Cristiano Pizzo la sua trasposizione nella metafora del reale o un elemento peculiare di essi? I suoi quadri rugiadosi, ma di una guazza interiore, non solo per quelle gocce che danno loro una peculiarità ma per l’appartenenza dell’artista al contesto della sua inalienabile verità e che tende , costantemente, ad assolutizzare nel versante della sua identità.
L’artista Pizzo ha un rovello per la verità nell’arte, moralità indubbia che fa da cassero agli inganni e nella grammatica dei suoi quadri è possibile cogliere questa volontà di verità attraverso la cristallizzazione del momento interiore del fare. Le sue opere si stemperano in un mondo dove l’oggetto posto in un contesto immaginario vive tutte le possibilità della vita, in un clima incorrotto dove è bello esistere e dove neppure il turbamento di ombre profonde, verticali od orizzontali, hanno il potere di farci deviare nell’insaziabilità del dolore perché quelle gocce dei suoi quadri, innervate nella loro luce, potrebbero essere la nostra prigione solare per un rimpianto oscuro e che potremmo identificare nel mistero della vita. Ogni uomo di vita interiore è un domatore di contrasti e attraverso questa lotta crea il suo sogno come visione e come carta di credito non adulterabile.
Olindo Malvisi