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GIUDIZIO DEL CRITICO D'ARTE LUCIA MAJER

Cristiano Pizzo. Un artista che trae in inganno : dietro alla spontaneità e alla leggerezza che riveste epidermicamente i suoi lavori vi è invece un processo di riflessione e decantazione psicologica che pone la sua arte nell’ambito della ricerca. Un topos della sua produzione artistica è la scelta del blu. Meglio se il blu elettrico. Un scelta non casuale, solo apparentemente legata o dettata da precise volontà estetiche. Se è vero che ogni colore è legato ad una particolare sfera emotiva, è vero che fra tutti il blu è sempre stato il colore della sintesi e della ricerca interiore, l’unico luogo cromatico dove entrano idealmente le distensioni eteree del bianco e le profonde cupezze del nero. E il blu diventa per Pizzo il primo, preferito, medium artistico attraverso il quale esprimere emozioni e costruire immagini che posseggano il senso del viaggio interiore.

La sua pittura analizza compiutamente, ciclo dopo ciclo, la possibilità di combinare la densità psichica del blu con la trasparenza vitrea delle sfere, che costituiscono un altro motivo costante della sua arte. Il contrasto che si determina fra profondità e leggerezza è infine un contrasto più psicologico che pittorico, volto a ricreare quello stesso clima di attesa e sospensione che è presente, per esempio, in alcuni splendidi film come “Exotica” di Egoyan, dove tutto vive sospeso in atmosfere cerebrali colorate di blu.

E’ presente, negli ultimi lavori, un desiderio di convogliare questa cifra pittorica all’interno di precise forme geometriche che determinino il ritmo della composizione. Il disordine cromatico di fondo assume quindi un nuovo ordine, o forse siamo noi a riconoscere, ora, questo ordine che scambiavamo per caos: compaiono allora i triangoli come segno, o simbolo, di armonia e proporzione ed in ricomposizione armonica dell’universo le sfere rivivono all’interno di un equilibrio recuperato. Tutto il lavoro di Cristiano Pizzo è attraversato della dualità fra razionalità e caos, nella necessità di un’armonia universale che sia il riflesso macroscopico di un’armonia interiore. Spesso il blu, oltre a farsi portatore di precise valenze psicologiche, sembra assumere una disposizione e una forza centrifughe, quasi a voler simboleggiare un ritorno all’origine, all’archetipo della vita, al big bang primordiale.Le sfere che attraversano l’atmosfera antigravitazionale del quadro proiettano la loro ombra sul fondo, sul magma blu dell’origine e attraverso il richiamo alla loro simbologia originaria (la sfera come simbolo di perfezione) apportano positività al quadro e, per estensione, alla vita stessa.

Lucia Majer